21/09/2010
I metodi di progettazione cosiddetti “Design For Disassembly” (DFD) sono ultimamente sulla ribalta, pur essendo nati per derivazione dal più famoso “Design For Assembly” (DFA) nei primi anni 90. In tempi recenti il DFD ha cominciato ad essere preso in seria considerazione dai progettisti, per le pressioni di Direttive quali ELV (automobili), WEEE (elettronica), RoHS (materiali pericolosi) verso il Design for Environment (DFE), e per le crescenti difficoltà di reperimento delle materie prime.
Una progettazione che tiene conto del DFD fin dall’inizio parte avvantaggiata nel momento in cui si affronta una LCA, rendendo più facile l’ottenimento di etichette EcoLabel, che oggi sono un argomento di vendita significativo. Il DFD è perciò una parte vitale del DFE, poiché propone tecniche mirate a semplificare lo smontaggio di un prodotto, al fine o di facilitarne la manutenzione, o di rendere più rapido lo smontaggio totale di un oggetto da riciclare, consentendo il recupero di assiemi riutilizzabili o di materie prime.